martedì 16 agosto 2016

UN CASO COME GLI ALTRI, di Pasquale Ruju [E/O ed., 2016; pag.240. Per la copertina: Emanuele Ragnisco (grafica), Luca Laurenti (illustrazione)]  

In breve: Scritta da un autore con pluriennale esperienza di soggettista e sceneggiatore di fumetti, la storia del romanzo – dura, criminale e spietata – sarebbe facile da riversare nel cinema. Ma (con minimo sforzo e qualche piccolo assestamento) i suoi propositi d’intensità risulterebbero più che adatti anche al teatro.

Trama
: Nell’atmosfera squallida e silenziosa di una sala interrogatori, una donna attende di parlare con il magistrato che si occupa del suo caso: è Annamaria Ferraro vedova Nicotra, bella trentasettenne i cui pensieri vagano già tra la realtà che la circonda ed un passato dal quale evidentemente non vuole staccarsi.

Dopo qualche tempo viene raggiunta dal sostituto procuratore Silvia Germano, altra bella donna, severa e professionale, che non tarda ad entrare in argomento: c’è un morto (Marcello Nicotra, marito di Annamaria, è infatti la vittima del crimine da indagare) e si spera che l’interrogatorio della stessa Annamaria aiuti a ricostruire l’esatto svolgimento dei fatti che hanno condotto a tanto.

La vedova inizia il suo racconto andando indietro di quasi vent’anni anni, all’epoca del primo incontro con l’uomo – più anziano di lei – che sarebbe poi diventato suo marito. Un uomo forte, attraente e molto amato, che in ogni caso nascondeva parecchi segreti. E’ Silvia Germano che, grazie alle indagini svolte dalla Procura, è in grado di riempire le molte lacune in proposito, rivelando con chiarezza tutto ciò che Annamaria aveva solo vagamente sospettato, o che spesso aveva preferito ignorare: Marcello Nicotra apparteneva ad una famiglia malavitosa potente e rispettata, e dopo la morte del padre (ammazzato per ordine di una famiglia rivale) ne aveva preso le redini con efficiente mancanza di scrupoli. Nel tempo aveva fatto carriera, si era addirittura trasferito dalla Sicilia al Piemonte, aveva affrontato – e superato – numerose difficoltà, ma alla fine era accaduto qualcosa che non era riuscito a controllare. Errori di valutazione, eccesso di fiducia in sé stesso e nelle proprie risorse, eventi ingovernabili e insospettabili tradimenti, avevano finito per portarlo alla rovina: e tuttavia l’esatta natura della sua morte rientra in un insieme di fatti un po’ più indefinibili e complicati. E’ dal dialogo serrato tra Silvia e Annamaria, a tratti velato ma sempre ricco di intendimenti, che scaturisce per il lettore un graduale aumento della comprensione e della consapevolezza. Alla fine qualche sorpresa salta fuori ugualmente, benché Silvia – mentendo e sapendo di mentire – finga poi di stabilire che ciò di cui si sta occupando sia “solo un caso […], un caso come gli altri”.


Commento
: Eclettico personaggio, da molti anni soggettista e sceneggiatore di fumetti per la casa editrice Bonelli, personalmente Pasquale Ruju mi è noto soprattutto grazie alle storie riguardanti Dylan Dog. Nel tempo ne ha scritte parecchie, e in genere si tratta di storie somiglianti a quella del romanzo: belle e un po’ tristi, non prive di una certa ferocia, storie in cui il passato rincorre il presente, determinandolo e, magari, prendendolo a calci.
E proprio in un vecchissimo albo di Dylan Dog curato da Pasquale Ruju si trova una frase che non è impossibile porre in relazione con questa sua più recente creazione. Si dice là, verso la fine: “Un giorno anche la Morte potrebbe volere una compagna accanto a sé, [… ] a cui voler bene”: sono parole che ben si adattano al personaggio di Marcello Nicotra, il quale per molti versi – con il suo comportamento, con la violenta mancanza di scrupoli e di pietà, con la determinazione inumana che lo contraddistingue – è assolutamente equiparabile alla Morte; eppure quest’uomo ha scelto una donna “normale” come Annamaria, ne ha fatto la propria amatissima moglie, l’ha rispettata e circondata di tutto ciò che poteva renderla serena, tranquilla e felice. Non le ha mai spiegato la verità nei particolari, non le ha lasciato grandi spazi di manovra né le ha dato un figlio, tuttavia il suo attaccamento è sempre stato autentico, orgoglioso e sincero. Non sufficiente però ad evitare il peggio, benché Annamaria lo abbia sin dall’inizio ricambiato in pieno.
La narrazione non mi è sembrata rigorosamente convincente in ogni suo elemento, ma tutto sommato questo romanzo può essere considerato un giallo solo sino ad un certo punto; non lo si legge per indagare a fianco degli investigatori, quanto piuttosto per verificare come procedono gli eventi, dove vanno a parare. E lo si legge con piacere, facilmente, rapidamente.

Il segno distintivo della vicenda può forse essere identificato in un certo grado di interessante ambiguità. Abbastanza per tempo – ma non subito – si scopre che per la Procura il “caso” in esame è quello dell’omicidio commesso ai danni di Marcello Nicotra, ma anche quando tale epilogo sembra ormai definito, rimane ugualmente per il lettore il gusto delle ulteriori scoperte elargite dalla trama: innanzitutto, non è per nulla chiaro chi sia il responsabile di quella morte, benché la vita delinquenziale di Nicotra autorizzi ad avanzare varie ipotesi. Poi, anche quando le evidenze si accumulano attorno alla stessa Annamaria, i dubbi rimangono, anzi si moltiplicano. Insomma, i fatti si sono veramente svolti nella maniera più semplice da ipotizzare o c’è sotto qualcosa di più?
La risposta a quest’ultima domanda potrebbe essere sì e no: sfrondata dai particolari di contorno – che comunque vanno tenuti in considerazione – la storia in fondo è poco complicata: l’ambiguità vera risiede semmai nelle sfumature del comportamento umano, in quelle cose spesso così difficili da capire o da catalogare, dopo che se ne sono verificati gli effetti.
Qui l’effetto è di sicuro una morte, però se si volessero definirne anche le cause bisognerebbe introdursi in un territorio un po’ più oscuro e molto meno preciso. Crimine innato e passione frustrata: alla fine è arduo affermare cosa abbia pesato di più.

Per questo l’aspetto più affascinante e riuscito del romanzo è la forma scelta dall’autore per costruirlo: sfuggente da un lato, eppure perfettamente significativa.




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