martedì 23 agosto 2016

LA COSA SULLA SOGLIA  ("The Thing on The Doorstep", 1936), di H.P.Lovecraft [in "Opere Complete", Sugar & Co. ed., 1983; traduzione di Maria Luisa Bonfante] 


 

In breve: L’incipit del racconto, narrato in prima persona dal suo protagonista, Daniel Upton, è fenomenale: “E’ vero che ho cacciato sei pallottole nella testa del mio migliore amico, ma non sono il suo assassino”. E in effetti la storia si sviluppa attorno alla illustrazione di questo apparente paradosso: ma la spiegazione, per quanto convincente, non sarà meno inquietante del problema da cui ha preso le mosse.

Trama
: Daniel Upton ed Edward Derby vivono ad Arkham, nel Massachussets, e sono amici sin dall’adolescenza; trascorrono insieme molti anni felici e fanno esperienze comuni, poi – come è nella natura delle cose – iniziano a distaccarsi un po’ e a vivere ciascuno la propria vita. Daniel si sposa ed ha un figlio, Edward invece comincia ad approfondire l’interesse che aveva sempre nutrito nei confronti delle scienze occulte.
Alla Miskatonic University  conosce una studentessa di filosofia, Asenath Waite, con la quale condivide la passione per il sapere arcano e misterioso. La ragazza è piccola e scura, con una fragile bellezza forse guastata solo dagli occhi troppo sporgenti. In breve l’amicizia tra lei ed Edward si trasforma in amore: i due si sposano e vanno a vivere nella vecchia casa di famiglia dei Derby.
Inizialmente Edward è entusiasta della nuova vita e della moglie, che a suo dire gli sta aprendo orizzonti insospettati di studio e conoscenza. Poi però le cose mutano, ed Edward comincia a manifestare strani comportamenti. E’ spesso di cattivo umore, fa lunghe ed incomprensibili assenze, viene visto più volte lasciare la casa di famiglia a bordo di un’auto, benché non avesse mai saputo guidare, e in almeno un’occasione deve essere riportato a casa da un autista perché le condizioni dei suoi nervi sembrano aver davvero raggiunto il limite.
I rapporti con Daniel non sono più stretti come un tempo, tuttavia è con lui che di tanto in tanto  Edward si sfoga, lasciando intendere che l’amore per Asenath si è ormai trasformato in odio perché la donna, contro la sua volontà, lo ha messo in contatto con cose inenarrabili. Edward dice di essersi ritrovato a volte in posti orribili senza sapere come ci fosse arrivato, impegnato in riti sui quali non vuole entrare nei particolari.
Asenath è figlia del defunto Ephraim Waite, e la famiglia è originaria di Innsmouth, un luogo i cui abitanti avrebbero fatto strani traffici con un’indefinita popolazione proveniente dal mare: così si mormora, almeno (ma da altri racconti i lettori di H.P.Lovecraft sanno che tutto ciò è sin troppo vero). Quindi non è improbabile che la donna abbia abbracciato qualcosa di veramente radicale. Daniel però è propenso a credere che l’amico, depresso e stressato, stia semplicemente delirando.
Dopo qualche tempo Asenath scompare, e la sua assenza viene giustificata con motivi di famiglia, anche se c’è chi giurerebbe di averla intravista dietro le tende alle finestre di casa Derby. Per un certo periodo Edward sembra essersi ripreso, a tratti appare quasi esaltato, e alla fine il suo strano comportamento ne causa il temporaneo ricovero all’ospedale psichiatrico.
Una sera Daniel, dispiaciuto per l’amico e molto in ansia per tutto ciò che lo riguarda, riceve una  visita imprevista: alla sua porta si presenta una strana piccola figura, infagottata in quelli che sembrano stracci e portatrice di uno spiacevole odore. La figura rimane nell’ombra, sembra incapace di articolare le parole e allunga a Daniel un biglietto, da cui finalmente l’uomo apprende tutta l’orribile verità.
Quella figura, che sembra liquefarsi sotto gli occhi increduli di Daniel, è Edward, intrappolato nel cadavere di Asenath, da lui uccisa qualche tempo prima. Ma all’ospedale, nel corpo di Edward non c’è Asenath – la povera Asenath, ingiustamente accusata di troppi orrori – bensì il suo blasfemo padre Ephraim, un tempo impossessatosi del corpo della propria semiumana creatura, salvo poi essersi dovuto rabbiosamente confrontare con tutti i limiti dell’essere femminile.
Mentre Edward muore definitivamente sulla soglia di casa sua, senza quasi pensare Daniel impugna una pistola e corre all’ospedale, per vendicare l’amico e per impedire che l’atroce situazione si perpetui. Privato del corpo in cui è ospitato, l’abbietto spirito di Ephraim Waite non potrà infatti sopravvivere oltre. E ormai non ha nemmeno importanza se Daniel sarà poi accusato di omicidio e dovrà scontare la propria condanna: la sua vita è già finita nel momento in cui ha raggiunto la consapevolezza.

Commento: H.P.Lovecraft – il cosiddetto “solitario di Providence” – è stato una delle mie passioni giovanili: quando negli anni Ottanta del secolo scorso iniziò ad essere noto anche in Italia, soprattutto grazie alla benemerita opera editoriale della Fanucci, io già lo conoscevo un po’: ma fu proprio in quel periodo che riuscii ad averne notizie più precise e a leggerne diffusamente gli stupefacenti racconti.
Lovecraft è in un certo senso uno dei padri tanto dell’horror quanto della fantascienza, un personaggio affascinante anche dal punto di vista biografico: e poche righe non sarebbero sufficienti per dar conto delle sue innumerevoli qualità. Basti dire comunque che la sua influenza si è estesa in maniera incredibile nella letteratura di tutto il Novecento; persino Stephen King ha più volte mostrato, e apertamente confessato, i propri debiti nei confronti dell’indiscusso maestro.
La sua scrittura è insieme visionaria, logica e molto evocativa: Lovecraft si è inventato mondi alternativi e paralleli che non appartengono a questo universo, ma spesso lo minacciano. Ha creato culti alieni e divinità ancestrali, personaggi che viaggiano nel tempo, nello spazio, nei sogni e al di là degli stretti limiti che sarebbero imposti dalla scienza o dalla morale. Ha scavato in ere passate così lontane, che di solito le sue narrazioni non citano i decenni o i secoli, bensì gli eoni. E malgrado tutto, ci ha anche regalato l’incantevole illustrazione di quell’inizio di Novecento nel quale lui stesso viveva.
La cosa sulla soglia, forse il mio racconto preferito tra tutti, possiede infatti un’innegabile sapore vecchio stile, anche se ben presto la sua atmosfera si fa cupa e molto angosciante. Io ho sempre immaginato i personaggi vestiti con abiti anni Trenta, alla guida di vecchie auto, animati da uno spirito di gran lunga precedente alla Seconda guerra mondiale, ed estraneo alla brutalità a venire: ma quei personaggi devono comunque affrontare l’orrore: arcano, ripugnante e blasfemo quanto l’immaginazione assoluta dell’autore ha saputo concepire.
Come sempre, le cose scritte andrebbero lette, non raccontate, e il riassunto più sopra riesce a dare soltanto una pallida idea della inesorabile bellezza della storia.
Inoltre, chi non abbia familiarità con H.P.Lovecraft potrebbe stentare a cogliere l’intrigante splendore di tutti i particolari ricorrenti: la mitica città di Arkham e la Miskatonic University, la cui Biblioteca custodisce testi ritenuti perduti o addirittura mai esistiti, come l’inenarrabile Necronomicon scritto dal folle Abdul Alazred, o il De Vermis Mysteriis. E la mitologia cosmica creata dall’autore, fatta di divinità terrificanti il cui aspetto può a stento essere descritto. Insomma, nella sua narrazione H.P.Lovecraft ha usato, in maniera più o meno palese, tutta la sua enorme capacità immaginativa: ma se il lettore non è disposto a fare altrettanto, quello non sarà mai un autore per lui.
Personalmente, una delle cose che mi affascinano di più nel racconto, al di là della storia pura e semplice, è il personaggio di Edward, che crede di poter dominare ma viene dominato. La sua passione per l’occulto è sincera e piena di entusiasmo, non tiene conto però delle possibili aberrazioni. La sua stessa vita matrimoniale è stata una sorta di grande trappola, dato che in realtà non è Asenath che Edward ha sposato bensì il malvagio Ephraim, il quale desiderava soltanto avere finalmente a disposizione un corpo maschile in cui incarnarsi. Situazione che già in sé sottintende molteplici scandalosi (e sgradevoli) effetti.
Alla fine, in ogni caso, Edward si mostra capace di una feroce e disperata determinazione: risvegliatosi all’interno di un cadavere, riesce ugualmente a muoversi fuori dalla cantina di casa Derby e a trascinarsi sino alla soglia di Daniel, l’unico che potrà ascoltare e capire. E Daniel infatti non lo delude.

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4 commenti:

  1. Risposte
    1. Altrettanto a lei. (Enrico Teodorani ex fumettista e narratore, oppure un omonimo?)

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    2. Mi accorgo solo ora, casualmente, della tua domanda. Sì, sono io, non si tratta di un'omonimia.

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