sabato 6 agosto 2016

IL RITRATTO DI ELSA GREER, di Agatha Christie [1943; GB: "Five Little Pigs"; USA: "Murder in Retrospect"; edizioni italiane varie]  



In breve: Approfittando dell’apatico periodo estivo, durante il quale le novità editoriali si tramutano in affascinanti ipotesi per l’immediato futuro, torno al mio amore di sempre: quello per il giallo, classico e immortale. E chi più classica e immortale di Dame Agatha Christie?!
Però non definiteli libri da spiaggia, che potrei inca... volarmi di brutto.

Trama
: Mary Lemarchant, una bella ragazza canadese da poco maggiorenne, si rivolge a Poirot per far luce su di una delittuosa vicenda avvenuta nella campagna inglese sedici anni prima. Mary in realtà non si chiama Lemarchant, bensì Crale: è la figlia di Carolina e Amyas Crale, il famoso pittore. Le è stato cambiato nome tanti anni prima quando, bambina di quattro anni, venne spedita dall'Inghilterra al Canada per vivere con alcuni parenti. Sua madre Carolina infatti era stata accusata e condannata per l'omicidio del marito - evitando la forca solo grazie alle circostanze attenuanti - e alla piccola erano stati risparmiate le tragiche conseguenze del fatto. Compiuti i ventun anni però Mary è venuta a conoscenza di tutto; le è stata anche consegnata una lettera della madre, morta in carcere ormai da tanto tempo, nella quale Carolina assicura la figlia della propria innocenza.
Il problema di Mary, che sta per sposarsi e non desidera ombre nel suo passato, è appunto questo: non solo desidera sapere tutto ciò che è accaduto in quella lontana estate che ovviamente non ricorda, ma vuole anche che Poirot l'aiuti a dimostrare l'innocenza della madre, nella quale lei crede fermamente.
Lusingato dalla fiducia che Mary nutre nei confronti delle sue capacità, Poirot accetta il difficile caso, rifiutando di lasciarsi influenzare tanto dalla presunta innocenza di Carolina quanto dal verdetto di colpevolezza che l'aveva rinchiusa in carcere. Tuttavia sin dall'inizio si rende conto che le difficoltà sono enormi: le prove contro Carolina erano davvero schiaccianti, quasi nessuno dubita della sua colpevolezza e al tempo del processo la stessa accusata sembrava dimostrare, con il suo atteggiamento rinunciatario, la triste consapevolezza di aver ucciso l'uomo che amava.
Perchè questo è innegabile: Carolina amava Amyas alla follia, tanto da lasciarlo libero nella sua arte, sopportando pazientemente persino tutte le scappatelle del marito, molto sensibile al fascino femminile. Amyas però era sempre tornato all'ovile... almeno finchè non aveva incontrato la bellissima Elsa Greer.
La ragazza, giovanissima, ricca egoista e senza scrupoli, lo aveva catturato e non intendeva più lasciarlo; con l'insensibilità che gli era propria Amyas aveva portato Elsa nella sua bella casa di Alderbury per farle un ritratto, imponendo in pratica alla moglie la presenza dell'amante. La situazione si era fatta tesa e sempre più difficile: liti, riappacificazioni e alla fine, Elsa che dichiarava l'intenzione da parte di Amyas di lasciare la moglie per sposare lei.
Il giorno seguente Amyas moriva avvelenato mentre stava per terminare il ritratto fatale; il veleno era nel suo bicchiere di birra ghiacciata, e quella birra gliel'aveva portata Carolina. Come dubitare dunque della concatenazione degli eventi?
L'unico modo per ricostruire l'accaduto, al di là degli aridi resoconti ufficiali, è quello di affidarsi alla memoria di coloro che ne erano stati partecipi. Poirot contatta dunque le cinque persone che erano state presenti ad Alderbury assieme ai Crale: Philip Blake, il miglior amico di Amyas, e suo fratello Meredith; la sorellastra di Carolina, Adrienne Warren, e la sua istitutrice, la signorina Cecily Williams. Infine lei, la ragazza del ritratto, il perno di tutta la vicenda: Elsa Greer.
Ciascuno di loro parla con l'investigatore e compila un resoconto dei fatti, così come li ha vissuti e come li ricorda: da quei colloqui e da quelle pagine Poirot riuscirà a trarre infine l'unica verità, spiegando così non solo lo strano atteggiamento assunto da Carolina durante il processo, ma illustrando anche come erano realmente andate le cose.
La soluzione del caso risulterà insieme liberatoria e del tutto priva di pietà.

Commento
: Di romanzi belli Agatha Christie ne ha scritti molti: non è forse possibile stabilire, al di là delle preferenze personali, quale sia il migliore in assoluto, ma certo Il Ritratto Di Elsa Greer si colloca piuttosto in alto in qualunque tipo di classifica. L'abilità della trama si coniuga con l'intelligente psicologia dei personaggi, rendendo non solo credibile ma addirittura affascinante quella che in altre circostanze sarebbe una ben strana storia, e il romanzo si legge tutto d'un fiato, dal classico inizio all'inquietante epilogo.
La parte più straordinaria è quella dei memoriali scritti dai testimoni: potrebbe risultare noiosa, invece è estremamente viva. In pratica, per cinque volte viene narrata la stessa identica vicenda ma sono i punti di vista, a fare la differenza: ed è proprio tra le varie affermazioni, le dichiarazioni, le omissioni e le sfumature che Poirot riesce infine a leggere la verità.
Altrettanto affascinanti i personaggi: il prosaico Philip, legato a Carolina da un complesso sentimento di amore-odio, che è diventato un ricco agente di cambio; l'antiquato e tentennante Meredith, quasi troppo cavalleresco per essere vero; Adrienne Warren, che da ragazzina scapestata si è trasformata in archeologa di fama; la signorina Williams, povera ma intelligente e indomita; Elsa Greer, ancora bella, ma spenta e rabbiosa dopo la morte di Amyas: ora è Lady Dittisham, al suo terzo matrimonio.
E su tutti Carolina Crale: bella e delicata, impetuosa al limite della violenza, amata e innamorata, infelice e strana... un enigma alla fine faticosamente svelato.

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5 commenti:

  1. Spinto dalla tua predilezione per questo titolo della Christie l'ho riletto e mi trovo a concordare pienamente con te. Purtroppo, la visione dell'omonimo episodio televisivo con David Suchet, fedelissimo al libro, mi privò anzitempo del piacevole effetto sorpresa, ma seguire i percorsi mentali e investigativi di Agatha è sempre un'esperienza emotivamente impagabile, anche per la melodrammaticità di alcuni incisi. Amo il modo in cui quel settembre di un anno imprecisato del '900 viene ricostruito con i colori di un'estate i cui colori volgono già verso un dorato autunno. Notevole la capacità di porsi come una macchina da presa da diverse angolazioni della stessa vicenda per catturarne i dettagli e restituirli alla mente centrifuga di Poirot che li combinerà nell'unico modo possibile: quello della verità! Il finale con la "reunion" è la chiusura perfetta dopo lo spolvero di un "cold case" (come diremmo oggi) dove tutto sembrava apparentemente scontato. Hai ragione nel dire che questo è uno dei romanzi più memorabili dell'autrice. Direi che la tua nostalgia ti ha indirizzata al ripescaggio di uno fra i più rappresentativi canoni della sua letteratura. Grazie per avermelo ricordato!

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    1. Prego! Fra tutti i romanzi scritti da Agatha Christie, questo è sempre stato il mio preferito in assoluto. Trovo fantastica non solo la trama in sè, ma soprattutto la maniera in cui è stato costruito: potenzialmente poteva essere una palla noiosissima, invece è molto riuscito e interessante. Un capolavoro.
      Anche il corrispondente sceneggiato TV con David Suchet non è male (avevo scritto anche di quello, ma nell'occasione ho accorciato il post). Tuttavia presentava moltissime variazioni rispetto al romanzo: per certi versi diventava quasi una cosa autonoma. Alcune differenze erano del resto del tutto scusabili: il Philip televisivo ad esempio era così bello e straziante, da commuovere mentalmente e fisicamente...

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  2. Eh immagino! Toby Stephens fu un ottimo Philip e peraltro, una delle varianti che per per poco mi sarei aspettato di trovare anche nel libro, fu quella del suo innamoramento per Amyas. Nell'episodio televisivo il sentimento apparentemente amicale di Philip per Amyas si rivela invece qualcosa di più e come possibile movente del suo omicidio. Peccato che la Christie non abbia osato visto che in altri romanzi non sono mancati certi accenni a relazioni all'epoca non proprio convenzionali.

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  3. In effetti mi pare che nel vecchio post avessi definito il Philip di Toby Stephens come "qualcosa da sognare la notte"... Però il personaggio televisivo non ha quasi nulla a che spartire con quello letterario, che in fondo è un uomo non solo grigio e prosaico, ma anche un po' gretto e non certo poetico, a prescindre dalla mancanza di qualunque sentimento amoroso nei confronti di Amyas.
    Il romanzo è certamente più "casto" dell'episodio TV, in cui la sensulaità è molto accentuata (e coinvolge persino l'inclinazione della signorina Williams nei confronti di Caroline). Del resto però non è raro che lo sceneggiato inserisca nelle storie derive più o meno latamente sessuali che negli originali proprio non ci stanno: basti vedere la trasposizione di "Carte in tavola", dove tra mille altre variazioni l'omosessualità gioca un ruolo non indifferente: il romanzo però non la contempla affatto.
    Si tratta di visioni differenti di una stessa storia, a volte giustificate, a volte meno. Per "Il ritratto di Elsa Greer" mi pare che le variazioni funzionino benino.

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  4. Verissimo: Philip Blake viene descritto dalla Christie come personaggio pingue e abbastanza detestabile, già per via dell'aspetto. Quanto alla sessualità - che è un po' il pallino fisso subliminale o sfacciato che sia dell'epoca in cui viviamo - la Christie ha tratteggiato con mano leggera diversi casi di omosessualità. In "Un Delitto Avrà Luogo" c'è quel rapporto di natura abbastanza evidente tra le signorine Hinchcliffe e Murgatroyd. Ne "Il Terrore Viene Per Posta", il signor Pye ha un animo talmente femminile da venire sospettato di essere l'autore di certe lettere anonime che recano un'impronta stilistica presumibilmente muliebre. In me quest'Agatha così poco convenzionale e coraggiosa e così poco vittoriana ha sempre destato una forte ammirazione.

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