sabato 16 luglio 2016

L'INVASIONE DELLE TENEBRE ("Down - Floodgate", 2015), di Glenn Cooper [Casa Editrice Nord, 2015; traduzione di Monica Bottini; pag.476; immagine di copertina: Davide Nadalin] 


In breve: Terzo volume della saga epica e apocalittica iniziata con Dannati.
Tornano molti dei protagonisti e dei comprimari sin qui sopravvissuti: la scienziata Emily Loughty, l’ex militare John Camp ed altri noti personaggi.
Storia arricchita da numerose scene drammatiche che sarebbero in grado di procacciare qualche orgasmo creativo agli sceneggiatori di Hollywood, con un epilogo che non tutti i lettori devoti riusciranno a mandar giù tranquillamente.

Trama: La situazione venutasi a creare in seguito all’imprudente sperimentazione con il MAAC – l’acceleratore di particelle i cui tunnel corrono nel sottosuolo della campagna inglese attorno alla cittadina di Dartford – è ormai fuori controllo. Le aperture che mettono in comunicazione i due universi – la Terra e quello che a tutti gli effetti è stato identificato come l’Inferno – si moltiplicano, tendono ad ampliarsi e rimangono pienamente agibili anche dopo lo spegnimento dei macchinari.
Dalla parte inglese sono scomparsi una decina di studenti che frequentavano una prestigiosa scuola privata, più tutti gli scienziati e gli agenti speciali che affollavano la sala controllo del MAAC; dall’Inferno sono invece arrivate orde di dannati desiderosi di tornare a godere le gioie della vita. Ma in definitiva è impossibile calcolare esattamente quanti siano stati i passaggi nell’uno e nell’altro senso, tanto più che nell’Oltre la notizia sull’esistenza dei varchi si sta diffondendo sin troppo velocemente.
John ed Emily, profondamente coinvolti nella faccenda sin dal principio, sanno perfettamente quale sia ormai l’unica cosa da fare: tornare per l’ennesima volta all’Inferno e trovare Paul Loomis, l’ex direttore del MAAC suicidatosi qualche anno prima, dopo aver ucciso la moglie e l’amante di lei; Loomis infatti è l’unico ad avere qualche idea sul modo in cui i passaggi tra gli universi possono essere definitivamente richiusi.
Dato il poco tempo a disposizione, e in considerazione del fatto che la situazione politico-militare dell’Inferno è in continua evoluzione, l’impresa si presenta tutt’altro che agevole: l’organizzazione del viaggio è forzatamente rapida e priva di tentennamenti, mentre la supervisione generale rimane nelle mani di Ben Wellington, il sempre più stressato responsabile dei servizi segreti.
In corrispondenza dei quattro varchi principali vengono dislocate altrettante squadre di SAS con il compito di bloccare il flusso dei dannati. Poi, mentre re Enrico VIII (precedentemente risucchiato sulla Terra) va a rendere lievemente nervosa la Regina d’Inghilterra e si appassiona agli sceneggiati TV che narrano le gesta dei Tudor, Emily, John e il suo braccio destro Trevor Jones tornano all’Inferno, decisi a fare tutto il possibile per recuperare gli umani dispersi e per trovare Loomis. John ritiene utile coinvolgere nell’impresa anche il fratello Kyle, burbero, ostile e decisamente fuori forma, ma in possesso di qualche interessante abilità.
Molti sono gli accadimenti nei due universi e le molteplici vicende, su di uno sfondo complesso determinato tanto dall’intenzione quanto dalla casualità, mettono in evidenza il meglio ed il peggio di cui entrambe le parti sono capaci. Alla fine comunque gli obiettivi principali vengono raggiunti: gli umani supersiti tornano più o meno tutti a casa e Loomis riesce davvero a sigillare i punti di contatto tra gli universi. In cambio ottiene di poter rimanere sulla Terra per cercare di recuperare un improbabile rapporto con i propri figli.
Ma all'improvviso, quando tutto sembra finito in maniera relativamente felice, gli artigli della sorte  ghermiscono di nuovo alcuni dei protagonisti: e per loro, in qualche modo, la storia riprende e cambia totalmente direzione.


Commento
: Inatteso e spietato, duro e irrimediabile, l’epilogo del romanzo potrà piacere o non piacere, convincere o spiazzare: in effetti però è lì che si annida l’unico vero elemento di novità in grado di salvare da una certa debolezza la vicenda narrata, incalzante, avventurosa e crudele quanto si vuole, ma anche avviata su binari ormai un poco consunti.
Questo volume rende la saga iniziata con Dannati una trilogia, ma a ben guardare esistono i presupposti perché il tutto sia in grado di evolversi in una tetralogia, ed oltre: la vicenda principale sembra in qualche modo aver raggiunto un punto di non ritorno, tuttavia alcune questioni rimangono se non proprio in sospeso, almeno soggette ad eventuali ulteriori sviluppi, e gli stessi personaggi – seppur in modi molto diversi gli uni dagli altri – hanno ancora parecchie possibili esperienze da attraversare e da portare a termine. Ad esempio, verso la fine del romanzo Enrico VIII torna all’Inferno, in un mondo nel quale sa di aver già perso il trono, mentre sulla Terra Trevor Jones non vede l’ora di trasformarsi in un devoto marito e padre di famiglia. Senza contare poi la sconveniente quantità di armi moderne ormai sparpagliate per tutto l’Inferno, o l’incertezza riguardante il  numero effettivo di umani e di dannati che, volenti o nolenti, alla chiusura dei varchi sono restati nell’universo sbagliato.
In ogni caso, io sarei tentata di augurarmi che la saga si concluda qui: Dannati è stato un romanzo riuscito e giustamente molto amato soprattutto in virtù della sua capacità di creare un mondo abbastanza nuovo e insolito, un Inferno realistico e insieme fantastico, storico e atemporale, coerente e immaginifico, libero da regole che non fossero quelle coniate dal suo stesso autore. I volumi seguenti non hanno fatto altro che confermare l’incipit, aprendo gradualmente il varco ad una certa ripetitiva routine. Questo terzo volume presenta una serie di eventi un po’ episodici e frammentari, a tratti quasi sbrigativi; i personaggi ricorrenti vanno gradualmente impallidendo e perdendo spessore, mentre le nuove entrate non sembrano nulla di speciale. La parte di Inghilterra interessata dall’invasione si trasforma in un aspro territorio di guerra marcato dal fetore di morte dei dannati e dal precario profumo di vita degli umani: ma i soli a rimanere davvero sorpresi dagli eventi sono gli sprovveduti e poco informati abitanti. E in quanto all’Inferno, rimane ovviamente un luogo da cui cercare di stare lontani: ma il fatto è che – un po’ meccanicamente – se ammazzi qualcuno o ti rendi comunque responsabile della sua morte, è lì che finisci.
A mio parere, i veri punti di forza di Glenn Cooper come autore non sono mai stati né lo stile immortale né l’assidua ricerca della profondità, quanto piuttosto la singolarità e l’arditezza delle storie narrate: e purtroppo sono proprio tali caratteristiche che qui si perdono progressivamente. Per lui, che già ci ha regalato tante ore di amene letture, è dunque giunta l’ora di dedicarsi a qualcos’altro che possa di nuovo avvincere e sorprendere.

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