lunedì 11 luglio 2016

LE VERGINI DI PIETRA ("The Stone Virgins", 2010), di Ben Pastor [Sperling & Kupfer ed., traduzione di Paola Bonini; pag.387]   


In breve: Giallo storico di ambientazione romana tardo-imperiale, il romanzo è latamente ispirato a Cuore di tenebra di Joseph Conrad. Bello, avventuroso e profondo, si lascia leggere agevolmente da chiunque. Anche da chi - eventualmente - non abbia mai letto una riga di ciò che Ben Pastor ha scritto negli anni.

Trama
: Primavera-estate del 305 d.C. Nelle due parti dell'Impero Romano sono appena saliti al trono i nuovi Augusti: Galerio in Oriente e Massimiano in Occidente. Il comandante di cavalleria Elio Sparziano, storico di buona fama ed uomo molto legato alla corte, riceve dall'imperatore Galerio in persona un difficile e pericoloso incarico: verificare se il mitico satrapo Ter Vishap che domina con il terrore la parte più estrema dell'Armenia Maggiore (un protettorato romano) sia in verità - come si dice - l'ex generale romano Paullo Curzio, dato per disperso nove anni prima nel corso del conflitto contro i persiani.
Ufficialmente Curzio è considerato I.A.D.E. (In Acie Desideratus Est , ovvero caduto in battaglia, e tanto morto da avere pure un sepolcro) ma le voci sono troppo insistenti per poter essere ignorate. Formalmente a Ter Vishap vengono offerte una carica riconosciuta e un'alleanza: in realtà però la minaccia da lui rappresentata è troppo grave, e la vera missione di Elio consiste nel trovarlo (cosa già di per sé non facile), ucciderlo e probabilmente rimanere a sua volta ucciso. Una missione di morte, insomma, che il comandante affronta però con calma, determinazione e intelligenza. Sin dall'inizio sorgono difficoltà: il mercante persiano Sanazar, che a Trebisonda costituiva il contatto iniziale di Elio, è morto da pochi giorni a causa di uno strano incidente: l'inspiegabile crollo di una tribuna nel quale assieme a lui sono perite molte altre persone. L'episodio finirà per
rivestire grande peso nell'epilogo nella missione perché in realtà Sanazar è stato ucciso; tuttavia altri ostacoli attendono Elio lungo la strada.
Il territorio da attraversare è aspro, semisconosciuto, infestato di pericoli naturali e non: con la sola guida dell'ambiguo Giulio Vardan, Elio inizia un viaggio che è anche allegoria esistenziale.
Diretto a Est, la sua meta sono le cosiddette Vergini di Pietra, picchi rocciosi che segnano un confine reale e simbolico: danno accesso al territorio controllato da Ter Vishap, ovvero dall'ex generale Curzio ormai sopraffatto dalla propria arroganza e brama di potere, ma ricordano anche le leggendarie Colonne d'Ercole, il confine oltre il quale l'uomo non può spingersi senza sfidare il Fato.
Dopo un lungo viaggio pieno di numerose esperienze (non tutte spiacevoli) Elio raggiunge il passo e incontra Ter Vishap. Fatto prigioniero, minacciato di violenze fisiche e morali, umiliato e indebolito in ogni possibile modo, il comandante deve ricorrere a tutta la forza e alla disciplina che possiede per resistere e per arrivare al duello diretto con l'avversario. Lo scontro (omerico, nella sua pesante fisicità) si risolve inaspettatamente a favore di Elio che in coincidenza con la morte di Ter Vishap ne scopre tutti i sorprendenti segreti: alcuni, per il mondo esterno, rimarranno tali.

Commento: Dopo i romanzi sulla Seconda guerra mondiale con Martin Bora, di Ben Pastor non volevo leggere altro. Martin è un personaggio difficile, ma l'ho amato così tanto! Ufficiale dell'esercito tedesco (vagamente ispirato alla figura del colonnello von Stauffemberg), in lui si mescolano drammaticamente l'uomo e il soldato: colto, austero, orgoglioso, durissimo con se stesso, Martin è un giovane le cui speranze personali e universali naufragano sullo sfondo tragico della espansione, e poi della sconfitta nazista. Possiede imperativi morali che lo condizionano costantemente, forza, coraggio, ed anche una grande sensualità. Leggere i romanzi di cui è protagonista è un'esperienza faticosa e impegnativa, eppure esaltante. Quando è dunque iniziato il nuovo ciclo di romanzi ambientati nella romanità tardo imperiale, ho opposto resistenza: non credevo di poter trovare qualcosa di altrettanto bello... ma mi sbagliavo. Le Vergini di Pietra è il terzo romanzo di una serie che alla fine comprenderà cinque volumi, e il suo protagonista Elio Sparziano (nome ben noto a chi come me adora la Storia Romana) non ha nulla da invidiare a Martin Bora: grandioso e sensuale quanto lui, vive a sua volta - seppur in modo diverso - la fine tremenda di un'epoca che nel bene e nel male ha segnato la Storia.
I protagonisti di Ben Pastor sono sempre magnifici e riportano alla mente ciò che una volta disse Daniela Comastri Montanari: se devi creare un personaggio, perché non crearlo bello e perfetto come lo desideri?! In realtà figure come Martin Bora o Elio Sparziano sono fisicamente attraenti, ma possiedono anche caratteristiche, limiti e debolezze che contribuiscono a renderli molto umani: eccezionali, eppure ugualmente umanissimi.
Elio, che è virile, coraggioso, bello e biondo (biondo dappertutto, se vi interessa... ) dal punto di vista della carnalità ha il vantaggio di vivere ancora in un mondo naturale, condizionato dalla filosofia, ma non dalla religione: Costantino è quasi dietro l'angolo, l'Impero però è ancora fermamente ancorato alla tradizione precristiana. Il corpo è un valore e la sessualità è espressione dell'umano quanto il pensiero o la parola.
Elio in ogni caso è soprattutto - ed orgogliosamente - un soldato di Roma: i tempi sono grami, ma il senso della virtus per qualcuno è rimasto intatto. Tutta l'ultima parte del romanzo è la straordinaria descrizione di un uomo che per un giorno e una notte, attimo dopo attimo, fronteggia l'idea concretissima della propria morte: gli stati d'animo, la resistenza, lo sforzo per mantenere sino all'ultimo la dignità e non cedere alla disperazione. La volontà di non sprecare se stesso, aggrappandosi alle proprie incrollabili convinzioni.
Quando infine si ritrova vivo - ancora vivo al termine del duello - Elio stenta a crederlo e deve ascoltare il suo corpo, il dolore fisico e l'immane stanchezza per convincersene veramente.
Ha poco più di 30 anni, il comandante, che forse è realmente esistito: ma la Storia non ci rivela cosa ne sia stato di lui. Speriamo che prima o poi ce lo dica l'immaginazione di Ben Pastor.

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2 commenti:

  1. Ho letto e amato anni fa questo romanzo, ma la recensione è così fedele e coinvolgente che spero attiri molti nuovi fan nel mondo di Ben Pastor, ineguagliabile esploratrice di tutto ciò che si muove nelle linee d'ombra d'ogni confine. Geografico, fisico, mentale.

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  2. Ben Pastor è grande: chi non se ne accorge, non la merita.

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