giovedì 7 luglio 2016

L'ALTRO CAPO DEL FILO, di Andrea Camilleri [Sellerio ed., 2016; pag.301]  


In breve: Benché anziano e ormai cieco, come le grandi leggende delle letteratura e delle storia – Omero e Borges, tanto per citarne un paio – l’augurio un po’ egoistico ma sincero che si può fare ad Andrea  Camilleri è quello di continuare a scrivere in saecula saeculorum: quando se ne andrà, sarà atrocemente difficile venire a patti con la sua assenza.

Trama: Anno 2016. Sulla costa vigatese, come altrove in Italia meridionale, si moltiplicano gli sbarchi disperati dei migranti. Povera gente in fuga da guerre e miserie, il cui destino non sempre volge al meglio: li si salva se si può, ma li si trova anche morti tra le onde, o si deve tentare di recuperarli dopo pesanti esperienze di violenza esercitata o subita.
Gli uomini del commissariato, che nottetempo collaborano alle operazioni di salvataggio, sono sempre più esausti e scoraggiati. Montalbano stesso è così stanco, assonnato e depresso, che per distrarsi non trova niente di meglio che mettersi a firmare con foga la montagna di aborriti e spesso inutili documenti che gli infestano la scrivania.
Le cose cambiano (ma non si può dire “per fortuna”) quando a Vigàta avviene un efferato omicidio. Il caso appare tanto complesso che il questore accetta di esonerare Montalbano ed i suoi da qualunque altra attività.
La vittima di turno è Elena Biasini, una rinomata sarta da cui lo stesso Montalbano stava facendosi fare un abito da cerimonia per partecipare con Livia al rinnovo delle promesse matrimoniali da parte di un paio di amici comuni.
Bella dentro e fuori, bionda, amabile, gentile, comunicativa e solare, Elena non avrebbe dovuto avere un nemico al mondo: eppure, con enorme spargimento di sangue, è stata uccisa a forbiciate nel salone della sua sartoria. La violenza e l’evidente mancanza di premeditazione sembrerebbero indicare un delitto passionale; Elena, rimasta vedova in giovane età, aveva poi avuto varie relazioni ed era diventata l’oggetto del desiderio per parecchi uomini, compreso il non troppo morigerato Mimì Augello. Tutti i suoi amanti, reali o aspiranti tali, riescono però ad esibire alibi convincenti. Per uno di essi, il dottor Osman, dentista tunisino che lavora anche come interprete volontario in occasione degli sbarchi, l’alibi è addirittura costituito da Montalbano in persona.
E’ soprattutto questa apparente mancanza di un solido movente a bloccare inizialmente l’indagine; poi però Montalbano, la cui “sbirritudine” è composta tanto da intelligenza, tenacia ed esperienza quanto da immaginazione estemporanea, riesce ad imboccare la strada giusta. La soluzione del caso risiede nel lontano passato di Elena, ai tempi della morte del marito, in misteri mai svelati e in menzogne non ancora smascherate.
Per arrivare in fondo alla vicenda Montalbano decide di partire per il Nord, rischiando di affrontare nebbie minacciose e traditore che in realtà lasceranno il posto a paesaggi di imprevedibile bellezza e tranquillità. La trasferta repentina gli sarà comunque utile sotto molti punti di vista, e ancora una volta Montalbano avrà modo di congratularsi con sé stesso, di compiacersi per il perfetto e fenomenale incastro delle circostanze.

Commento
: Giunta al ventiquattresimo capitolo, la saga vigatese del commissario Montalbano si legge ancora più che volentieri. Mancano forse le novità clamorose, che lasciano il posto ad una confortevole ma non banale routine, tuttavia l’affetto che lega il lettore al personaggio rimane assolutamente intatto. Quelli di Vigàta, ormai sono la nostra famiglia.
Leggermente slegate tra loro, le due parti del romanzo (lo sfondo relativo agli sbarchi, che serve forse a creare un saldo legame con l’attualità, e l’indagine per omicidio) concorrono ugualmente a costruire un bello scorcio di vita umana e professionale per tutti i personaggi, tanto quelli principali quanto le comparse.
Malgrado l’impero dell’immaginazione letteraria e qualche scorcio onirico che accosta il romanzo al precedente Una lama di luce, Vigàta è un luogo sostanzialmente reale che serve da sfondo allo svolgimento di vite ricche di contrasti, quanto lo sono le vite vere: Beba porta pentoloni di zuppa al centro di accoglienza mentre il fedifrago Mimì, mai redento dalla condizione matrimoniale, medita tremende vendette ai danni dell’ultimo amante di Elena, dal quale si sente assurdamente defraudato; Catarella, che a stento riesce a prendersi cura di sé stesso, vorrebbe adottare il gatto di Elena, rimasto “orfano” in così tragiche circostanze; Livia ha preoccupazioni modaiole e mondane (forse a coprirne di ben più profonde) mentre Montalbano si scopre a considerare con fuggevole sorpresa la stranezza del suo rapporto con l’amata, senza provare però la benché minima voglia di andare a cambiare le cose.
La stessa Elena, in apparenza forte, serena e sicura, viene in realtà annientata da una minaccia proveniente dal lontano passato, riconoscibile nella sua esatta e pericolosa dimensione solo quando  è già troppo tardi.
Belli ed umanissimi tutti i personaggi. Una menzione speciale per il dottor Osman, taciturno ed enigmatico, in grado di piangere con sincero e toccante dolore la perdita irreparabile di un’amica – più che di un’amante – benché il suo stesso mondo sia già di per sé tanto difficile e precario.

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6 commenti:

  1. Lessi "Una Lama di Luce" quando uscì e mi piacque. Mi piacque la storia legata a François, colui che fu come un figlio per Livia e Salvo. Mi piacque anche il mistero legato al riflesso dietro al quale si celava la soluzione delle indagini.
    "L'altro capo del filo" sembra non deludere le aspettative. Esce addirittura quattro anni dopo l'ultima fatica? Forse Camilleri nel frattempo ha scritto altro o la salute non glielo ha permesso. Be' consentimi di dire che la storia di Elena ricorda per luoghi e similitudini Maléna (film di Tornatore) con una virata nel giallo. C'è la vittimizzazione di una bella donna ridotta alla solitudine e alle fugaci frequentazioni maschili. E l'epilogo fra le mie "nebbie" mi incuriosisce. Sono felice che alla fine la mia terra venga riscattata da un uomo del Sud. La più bella frecciatina che in Meridione ho colto riguardo alle mie zone è stata: "scendi dal nord e ci metti poi un mese a scongelarti". Stiamo facendo passi da gigante!

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    1. L'esistenza di Elena non è drammatica nello stesso modo di quella di Malena; forse lei è anche forte in modo diverso, ma capisco ciò che vuoi dire.
      E' vero che i gialli di Montalbano mancavano da un po', però in questi anni Camilleri ha scritto molto lo stesso (romanzi, racconti, saggi, anche cose che io non ho ancora letto). La cecità lo ostacola solo sino ad un certo punto: ora ha una fidata collaboratrice-segretaria alla quale detta i testi, e che lo aiuta a rivederli. Nella nota finale de L'ALTRO CAPO DEL FILO la cita e la ringrazia.
      In quanto ai timori sul meteo, quello è un piccolo particolare umoristico, inserito nel romanzo per alleggerire la questione e per rendere Montalbano ciò che è, un uomo intelligente che ogni tanto - come tutti - perde il senso delle cose: tanto è vero che il temuto banco di fittissime nebbie in realtà lui non lo incontra nei dintorni di Udine, bensì poco fuori Vigàta, ancora prima di partire!

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  2. Ehià., bentornata! Da qualche mese avevo visto che avevi chiuso il blog e che ci voleva un invito per accedervi,mi era spiaciuto perchè anche se non passo spesso mi piacciono le tue recensioni. ora sono felice di vedere che hai riaperto al pubblico!
    Concordo con te per quant riguarda Camilleri, è l'unico uomo che dovrebbe vivere fino a 120 anni! Ma a essere sincera, questo romanzo è il primo che non mi attira troppo...

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    1. Grazie, anch'io sono felice di essere tornata! Avevo chiuso il blog causa un'assoluta mancanza di tempo e di voglia per portarlo avanti; ero anche stanca di trovarmi citata qui e là senza autorizzazione. Il fatto però è che scrivere continua a piacermi, così benché il tempo libero non mi sia certo aumentato, ho deciso di riprovare. Ne ho approfittato tra l'altro per rinnovare un po' la grafica. Vediamo come va, faccio sempre in tempo a richiudere tutto un'altra volta.
      Per ciò che riguarda Camilleri, è vero che i suoi romanzi più recenti mancano ormai dello spirito di novità e divertimento che animava i primi, però costituiscono ancora una buonissima lettura. E poi i giudizi sono sempre individuali: a me ad es. "Una lama di luce" non è mai piaciuto troppo; gli preferisco questo.

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  3. Le nebbie siciliane mi incuriosiscono. Credo di non riuscire nemmeno ad immaginarmele per quanto la foschia isolana sia un fenomeno tutt'altro che inverosimile. Tu Lady pensi che sia una metafora riferita alla riduzione della capacità visiva dell'autore? Mi spiace apprendere di questo suo problema. Ne ero completamente disinformato. Però finché funziona quello straordinario cervello di cui è dotato...
    Ah, bentornata! E che non ti venga in mente di richiudere lo scatolone! ;-)

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  4. Grazie, anch'io sono felice di essere tornata e non avrei intenzione di richiudere il blog, se continuerò ad avere un minimo di tempo libero da dedicargli (e soprattutto se non mi incazzerò di nuovo, causa il modo in cui i miei testi potrebbero essere saccheggiati).
    In quanto a Camilleri, la sua condizione è certamente triste ma non mi pare che lo abbia buttato giù più del dovuto. E' un uomo intelligente ed ironico, sa perfettamente di aver già raggiunto una veneranda età e di essere - mediamente - più fortunato di molti suoi coetanei. Credo abbia tutta l'intenzione di continuare a scrivere sino all'ultimo giorno.
    Per la nebbia, non saprei, dato che in Sicilia non ci ho mai messo piede; però in effetti potrebbe essere un elemento da mettere in relazione con le mutate condizioni fisiche dell'autore... oltre che con le idiosincrasie e le immortali fissazioni del suo personaggio!

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