sabato 9 luglio 2016

LA CUCINA DEGLI AMORI IMPOSSIBILI, di Roberto Perrone [Mondadori ed., 2013; pag.290]     



In breve: A volte, i libri che leggo li scelgo per disperazione: perché non c’è disponibile uno dei miei gialli diletti, o perché comunque io qualcosa lo DEVO leggere. Scelgo indipendentemente dai miei gusti, un po’ a caso, sperando magari di rimanere piacevolmente sorpresa.
Questo romanzo in particolare, a priori, non mi comunicava vibrazioni positive: “Sesso & cibo” - avevo pensato – “sai che novità”. Alla fine però mi è piaciuto abbastanza: un raro caso di salto nel buio approdato in un prato fiorito.
L’autore (un giornalista che scrive di viaggi, di sport e di enogastronomia) vi ha riversato il meglio delle proprie passioni, e il lettore finisce per sentirsene discretamente coinvolto.

Trama: Augusto (Gus) Cavasso ha trentacinque anni ed è un famoso giocatore di basket italiano, felicemente approdato (per circa vent’anni) nella NBA americana. Ha appena finito di giocare la sua ultima partita prima del ritiro, quando viene raggiunto da una brutta notizia: suo padre Cesare, cuoco di fama internazionale, è morto.

Si impone dunque il ritorno a casa per il funerale, anche se in realtà tra Gus e suo padre i rapporti erano praticamente inesistenti: proprio per sfuggire alla preponderante ed autoritaria personalità del genitore, il ragazzo aveva abbandonato l’Italia, la famiglia e il ristorante gestito per centocinquant’anni dai Cavasso con crescente fama e fortuna.
Gus in ogni caso non si sogna nemmeno di lasciare sole nel momento del dolore la dolce ed elegante mamma Ella e le quattro belle ed amatissime sorelle (Iole, Giovanna, Maria e Lorenza): le sue donne, con le quali – a dispetto del volontario esilio – ha continuato a mantenere ottimi ed affettuosi rapporti. Si imbarca così in tutta fretta su di un aereo e si appresta a tornare nella natia Liguria.
Durante il lungo volo conosce una ragazza che gli entra immediatamente nel cuore: Rossella, bella e determinata, in parte misteriosa. Anche Rossella rimane tutt’altro che indifferente a Gus.
Arrivati in Italia, purtroppo i due giovani scoprono un fatto inquietante: le loro famiglie – i Cavasso e i Maggiorasca – sono da tempo in lotta a causa dei rispettivi ristoranti: Vittorio Maggiorasca, ex secondo di Cesare Cavasso, è sospettato di avergli rubato una serie di ricette. La moglie di Vittorio, Anselma, è particolarmente colma di odio e di risentimento: insomma, Gus e Rossella, con la reciproca attrazione, rischiano di trovarsi in una sorta di tragica riedizione del “Giulietta e Romeo”.
Determinati a non lasciarsi coinvolgere in una guerra che in fondo non li riguarda direttamente, Gus e Rossella continuano a frequentarsi, e si innamorano sempre più profondamente. Hanno però atteggiamenti diversi: Gus è davvero intenzionato a tenere separate le questioni famigliari dal suo rapporto con Rossella; Rossella invece – leale verso i genitori – non riesce interamente a staccarsi da quelli che considera i suoi doveri di brava figlia affettuosa e devota.
Nel frattempo a Gus viene consegnata una lettera postuma del padre e con enorme sorpresa il ragazzo scopre di essergli mancato; Gus inizia così a recuperare gradualmente il rapporto con il genitore perduto e (forse) eccessivamente detestato, tanto che ad un certo punto – così come l’ordine delle cose richiedeva – accetta di diventare in tutto e per tutto il suo erede.
Gus avrebbe voluto avviare una carriera di sceneggiatore cinematografico (donne, cinema e musica anni Settanta sono le sue passioni), ma improvvisamente si ritrova ad essere un cuoco e a guidare il mitico ristorante di famiglia: non credeva di poterlo fare, ma si accorge che a suo favore giocano tanto l’istinto personale quanto tutte le nozioni acquisite sin dall’infanzia nella frequentazione con il padre. Gus insomma ha molto da imparare a livello pratico, però si scopre capace di inventare piatti sublimi in grado di proseguire degnamente la tradizione del ristorante di famiglia.
I Maggiorasca tuttavia non si rassegnano ad essere di nuovo relegati in seconda linea, dopo anni di umiliazioni subite ad opera di Cesare Cavasso, e subdolamente passano all’attacco. Ma in difesa della famiglia e delle proprie convinzioni Augusto riscopre una rabbia devastante, che lo induce a pianificare e a mettere in atto una vendetta dalle mille sfumature.
La cosa gli fa momentaneamente perdere il suo rapporto con Rossella, però gli offre anche infinite possibilità per il futuro.
Gus è consapevole di aver amato Rossella quanto del fatto di essere stato amato da lei: e con pazienza e fiducia si dispone ad attendere l’evoluzione di quegli eventi che in parte ha determinato lui stesso.

Commento: Scritto con stile attraente, scorrevole, intelligente ed intrigante, il libro si lascia leggere più che volentieri.
Malgrado il binomio “sesso & cibo” sottinteso dal titolo (non bellissimo) e il banale cuore in copertina, il romanzo – grazie al cielo! – non è un romanzo rosa: la storia d’amore tra Augusto e Rossella c’è ed è importante, ma tutto il resto a mio parere è molto più interessante: la rievocazione delle storie famigliari (bella e divertente quella dei Cavasso, a partire dalla indomita trisavola Iole), la descrizione dei paesaggi liguri, visti con gli occhi di chi li ama profondamente, la rotondità convincente dei personaggi, il gusto per il cibo come espressione di umanità, la nostalgia lieve dei ricordi dolci e sommessi, eppure tanto evidenti.
Del genere sentimentale il romanzo non ha nemmeno un happy end davvero totalizzante, dato che alla fine Gus e Rossella rimangono sospesi nel mare delle possibilità. Da romanzo rosa è invece il protagonista, implicitamente proposto (alle lettrici?) come una sorta di uomo ideale, magari da sognare e da sperare: Gus infatti è sensibile, equilibrato, ironico, eclettico e versatile, bravo in un sacco di attività (comprese quelle tra le lenzuola), attento e curioso nei confronti dell’universo femminile, ma non avidamente rapace. Diavolo: sa persino cucinare! E poi, naturalmente, è bello ed atletico, il che non guasta.
Insomma, è quel tipo di uomo che si incontra più tra le pagine della letteratura che nella realtà quotidiana… ciò tuttavia non ne diminuisce il fascino arioso, amabile e spumeggiante.



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