venerdì 1 luglio 2016

LA CAMERA DELLO SCIROCCO ("The Wind Rose Room", 2002), di Ben Pastor [Mondadori ed. 2016; traduzione di Paola Bonini; pag.320]  

In breve: La Prima guerra mondiale vista con gli occhi dei sudditi dell'Impero austro-ungarico: sempre di guerra si tratta.

Commento (con accenni di trama): Nuova edizione economica di un romanzo di Ben Pastor, vecchiotto ma sempre bello.
Il mio legame con Karel Heida e Solomon Meisl non è forte come quello instaurato con altri personaggi, ma le loro storie risultano ugualmente interessanti, benedette da quello stile scorrevole e apparentemente facile con cui l'autrice descrive cose che facili in realtà non lo sono per niente.
Di cose complicate il romanzo non scarseggia: c'è una guerra che si pensava brevissima e che invece durò per anni; c'è un Impero orgoglioso sull'orlo del baratro la cui caduta avrà nel futuro terribili conseguenze; e ci sono due uomini - uno giovane ed uno più maturo - che attraverso la loro amicizia, spinti dai differenti caratteri e da un comune senso del dovere, vivranno l'epocale cambiamento che segnò l'inizio del Novecento. Ciò che per noi è la Prima guerra mondiale, per loro fu guerra e basta.
Il romanzo è articolato in cinque parti, ognuna delle quali presenta la differente indagine su di un crimine. E' l'estate-autunno del 1914: il giovane tenente Karel Heida (conte von Czernin) è già partito con il suo reggimento alla volta del confine galiziano, mentre a Praga il dottor Solomon Meisl vorrebbe arruolarsi come medico militare, ma essendo ebreo, la cosa non gli riesce rapidamente.
Separati da molti chilometri e presi anche da intricate vicende personali, i due continuano ad essere sospinti verso indagini informali ad opera di una sorte bizzarra che ne sfrutta la naturale curiosità, unita all'amore per la verità. Mentre sui campi di battaglia si prepara - e in parte già si sta attuando - un immane massacro, Heida e Meisl si trovano ad indagare su alcuni omicidi, a Praga e altrove: perché anche loro, come tutti i protagonisti di Ben Pastor, non credono che una singola morte, un singolo delitto contro l'umanità, sia meno meritevole di attenzione rispetto alle stragi di molti. Poi la giustizia agognata non sempre viene ottenuta, ma ciò che conta è avere cercato di raggiungerla.
Rispetto alla guerra, e alla vita in generale, Heida e Meisl rappresentano due modi di sentire e di pensare antitetici, ma in fondo complementari.
Meisl, ebreo di mezza età che nella professione medica e nella società ha raggiunto una buona posizione a forza di duro lavoro, ha un carattere pacato, quasi introverso. Si porta dietro il ricordo e la sofferenza di un amore lontano (che qui però torna attuale) e decide di arruolarsi, invece di rimanere un medico civile, perché in fondo non sopporta di sentirsi escluso una volta di più: partecipare alla guerra è il suo modo di mettersi al servizio dell'Impero come suddito a pieno titolo.
Heida invece, aristocratico ventiquattrenne per cui la vita militare è stata una scelta quasi scontata, dimostra ancora una fresca ed energica ingenuità: lui la guerra la vuole, la considera il trampolino di lancio sulla strada della gloria e paradossalmente la sua unica preoccupazione è che tutto finisca prima di poter essere messo alla prova. Il suo amico Meisl - proprio perché amico - evita costantemente di farne vacillare le illusioni, teme però che il tempo e la Storia provvederanno da sé a correggere la giovanile irruenza di Heida.
C'è un punto della narrazione in cui Karel per un attimo immagina le conseguenze della propria morte: la disperazione degli amati genitori, la sorella che chiama come lui il primogenito, la nonna che soccombe al dolore (Heida è il ritratto vivente del marito defunto cinquant'anni prima proprio a quell'età) e muore di crepacuore. L'umorismo dell'insieme è però temperato dall'improvvisa concretezza che l'idea della morte assume: Heida si rende conto che se tutto ciò dovesse accadere, lui non sarebbe lì a vederlo perché sarebbe morto davvero. Con tutti i suoi impeti e le sue speranze, Heida già da ora non può dunque impedirsi di sentire la morte, quella cosa che (in un altro bellissimo momento di riflessione interiore) gli appare sotto forma di un'ombra corta ma definita che va a turbare il candore luminoso della sua strada verso la gloria. Quell'ombra Heida vorrebbe scavalcarla, magari con un agile balzo in sella al suo cavallo: l'ombra però esiste, e rimane.
Troppo complicato, e qui in fondo superfluo, riassumere tutti gli eventi delle cinque parti, per le quali si rimanda alla pagina Wiki sul romanzo. Il mio capitolo preferito però è La morte in Galizia dove, all'interno di una storia la cui trama offre molte soddisfazioni, compare un bellissimo notturno, con Karel Heida in compagnia delle stelle e dei suoi pensieri.
La camera dello scirocco è il secondo romanzo del breve ciclo sulla Prima guerra mondiale: preceduto da I misteri di Praga, dovrebbe essere seguito da un terzo ed ultimo volume (ancora da scrivere!), la cui pubblicazione è nelle mani degli dei.



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